Visualizzazione post con etichetta C03 (Verso la Luna). Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta C03 (Verso la Luna). Mostra tutti i post

2016/02/04

1971/02/04 (08:20 IT; 01:20 HO): Superate le difficoltà tecniche Apollo 14 entra in orbita lunare

Sono passati quasi dieci anni dal primo volo umano nello spazio: quello di Yuri Gagarin a bordo della Vostok 1, il 12 aprile 1961. Dopo quella storica "prima" ne sono seguiti altri 39, due dei quali sub-orbitali (il primo dei quali, il 5 maggio del '61, con protagonista proprio Alan Shepard, ora a bordo come comandante di Apollo 14). Per l'opinione pubblica mondiale sembra ormai un gioco da ragazzi andare nello spazio o addirittura arrivare e sbarcare sulla Luna dopo i successi di Apollo 11 e Apollo 12 di quasi due anni prima. Ma come ci ha insegnato la drammatica esperienza di Apollo 13, e ancora prima le tragedie di Apollo 1, a terra, e Soyuz 1, nello spazio, nel 1967, ogni viaggio nel cosmo nasconde mille e più insidie.

Anche il viaggio verso la Luna di Shepard, Mitchell e Roosa non è da meno: dopo il rinvio di quaranta minuti del lancio da Capo Kennedy e i cinque mancati agganci tra "Kitty Hawk" e "Antares", un nuovo inconveniente è sorto a bordo del miglior veicolo spaziale mai costruito dall'uomo.

In Italia le lancette degli orologi segnano l'una e nove minuti di notte di giovedì 4 febbraio. A Houston, indietro di sette ore, è ancora la sera di mercoledì 3. Shepard, Roosa e Mitchell vengono svegliati dopo aver effettuato il loro ultimo turno di riposo prima dell'ingresso in orbita lunare. Dopo aver consumato una rapida colazione ed effettuato una leggera correzione di rotta con una breve accensione del potente motore del Modulo di Servizio (SPS), Shepard e Mitchell, su consiglio dei tecnici di Houston, riaprono il portello che li separa dal Lem e vi entrano all'interno per controllare l'efficienza delle batterie di "Antares", in particolare la numero 5, che nelle scorse ore presentava una anomalia di voltaggio.

Dopo aver effettuato i più accurati controlli, Mitchell rassicura i tecnici del Centro di controllo: "Houston, la batteria tiene perfettamente, non c'è nulla che possa impensierirci".

A questo punto il lungo e per certi versi tormentato viaggio di Shepard, Mitchell e Roosa è arrivato a destinazione. Alle 07:36 ora italiana, da terra arriva agli astronauti l'autorizzazione ad iniziare le manovre necessarie per l'inserimento in un'orbita ellittica intorno alla Luna. A 81 ore, 46 minuti e 40 secondi dal distacco dalla rampa di lancio 39-A, il complesso spaziale scompare dietro il satellite naturale della Terra. In Italia sono le 07:49, a Houston mancano undici minuti all'una di notte. Alle 07:59, viene acceso per sei minuti l'SPS per porre l'Apollo con il suo prezioso carico umano nella giusta orbita intorno a Selene. Per circa trenta minuti i collegamenti radio con la base sono interrotti. E' il momento più emozionante in questa prima fase della missione che vede come protagonisti il veterano Alan Shepard e i due "novellini" Edgar Mitchell e Stuart Roosa. "Diavolo ragazzi, è davvero un posto selvaggio! Un vero spettacolo! Tutto è chiaro, qui non c'è nessuna atmosfera". La voce del comandante della quarta spedizione lunare della storia risuona nitida alle 08:20 ora italiana al Centro di controllo di Houston, dopo 32 minuti di interruzione nelle comunicazioni tra l'astronave e la Terra. La manovra è dunque perfettamente riuscita.

Subito dopo l'avvenuta conferma dell'ingresso in orbita, i tre astronauti descrivono il paesaggio che scorre sotto i loro occhi. Mitchell dice: "Non ci crederete ragazzi, ma guardiamo in giù e sembra di guardare una mappa geografica. Non ho mai visto un luogo più spoglio!". Roosa aggiunge: "Abbiamo scelto il giorno più adatto per arrivare quassù, non c'è foschia. Sono sorpreso per i particolari che riesco a scorgere. Si vedono molti piccoli crateri nella zona del cratere Cartesio. Possiamo vedere limpido fino all'orizzonte". Conclude Shepard: "I colori predominanti sono il grigio e il marrone, è davvero qualcosa da vedere ragazzi".

C'è grande entusiasmo tra i tre astronauti a bordo del Modulo di Comando "Kitty Hawk" e negli uomini che stanno seguendo il grande viaggio a 384.000 chilometri di distanza. I dirigenti della NASA dopo l'esito positivo seguito all'accurato controllo delle batterie di "Antares", hanno tolto ogni riserva sul proseguimento della missione. Alle 08:40 ora italiana giunge anche la notizia dell'arrivo sul suolo lunare del terzo stadio del Saturn V. L'SIV-B si è schiantato a 200 chilometri circa a sud-ovest nell'Oceano delle Tempeste scavando un cratere, secondo i dati ricevuti a terra grazie al sismometro installato durante la missione di Apollo 12, di circa una decina di metri.

Nella giornata di domani, venerdì 5 febbraio 1971, Shepard e Mitchell entreranno a bordo del Modulo Lunare e dopo essersi distaccati dal Modulo di Comando, dove rimarrà il solo Roosa, cercheranno un punto nella zona prestabilita di Fra Mauro dove poter allunare ed iniziare la doppia esplorazione, pianificata in due giorni, di una regione definita dai "selenologi" tra le più interessanti per scoprire l'origine della Luna e forse dell'intero Sistema Solare.

Il piano di volo prevede l'arrivo di "Antares" sulla superficie lunare per le 10:14 ora italiana; la discesa di Alan Shepard dalla scaletta, come quinto uomo nella storia a camminare sulle desolate lande lunari, alle 14:53.

Foto AP14-AS14-73-10119.

Foto AP14-AS14-70-9671.

Foto AP14-AS14-70-9663.

Foto AP14-AS14-70-9837.

Foto AP14-AS14-72-9952.

1971/02/04: Un nuovo problema a bordo dell'Apollo nella prima pagina de "La Stampa"

Le ultime notizie sul guasto ad una delle batterie del LM
sulla prima pagina de "La Stampa" di giovedì 4 febbraio 1971
(dalla collezione personale di Gianluca Atti).


Domani lo sbarco e la passeggiata lunare

Regolare volo dell'Apollo (con qualche difficoltà)

Si tratta d'una differenza di tensione riscontrata nelle batterie: "Non pregiudica nulla" - Gli astronauti hanno controllato il Lem - Shepard comunica: "Tutto è a posto, non ci sono danni"

(Dal nostro corrispondente) New York, 3 febbraio. Un difetto ad una delle due batterie del modulo lunare - quelle che gli permetteranno di risalire in orbita dopo l'atterraggio - ha minacciato per qualche tempo la missione dell' "Apollo 14". L'allarme è stato dato dal Centro di controllo di Houston alle 20 circa, quattro ore dopo che l'astronave era entrata nel campo gravitazionale della Luna. Shepard, Mitchell e Roosa dormivano. I dirigenti e i tecnici della Nasa hanno deciso di lasciarli riposare: al loro risveglio a mezzanotte e mezzo, chiederanno loro di passare dalla cabina orbitante al Lem ed eseguire altri controlli. Shepard aveva esaminato le due batterie all'alba, e le aveva trovate, come tutto il resto, "in condizioni immacolate".

Al momento in cui scrivo, uno dei direttori di volo, Frank, ha dichiarato: "Se la situazione non cambia, tenteremo la discesa sulla Luna".

Come già accadde lunedì, quando la cabina e il modulo non riuscirono ad agganciarsi che al sesto tentativo, non sono chiare né la gravità del difetto né la portata del pericolo. Gli apparecchi di registrazione di Houston indicano due voltaggi diversi per le batterie, 37 per la prima (quello normale) ma solo 36,7 per la seconda. Scienziati e tecnici non hanno finora potuto stabilire se funzionano male gli apparecchi di registrazione, se una delle due batterie perde, o se c'è stata una perdita d'energia, adesso bloccata.

"Sarebbe presuntuoso da parte nostra pretendere di scoprire subito di che si tratta - ha detto Frank - il problema potrebbe non essere grave, o non esistere affatto. Chiederemo a Shepard di attivare le batterie. E vedremo. E chiaro che se non assicurassero corrente sufficiente, la missione dell'Apollo verrebbe cancellata. Ma allo stato attuale delle cose, mi pare che ci siano molte più probabilità che si vada avanti".

E' il terzo momento di "suspense" che l'astronave attraversa dal conto alla rovescia. E alcuni interrogativi sono inevitabili. L' "Apollo 14" è considerato più sicuro dei modelli precedenti: con le modifiche, è costato 25 milioni di dollari più degli altri. Rappresenta la macchina più potente ed avanzata mai prodotta dalla tecnologia umana. Eppure ha subito 40 minuti di ritardo alla partenza per un temporale, ha mancato alcuni agganci, e ora rivela una batteria scadente. Non si rischiano davvero le vite degli uomini a bordo di esso? Senza dubbio Shepard, Mitchell e Roosa vorranno portare a termine l'impresa a tutti i costi. Ma la missione, attesa con fiducia, è oggi accompagnata dall'incertezza e dal timore del pubblico.

Se tutto andrà bene, come ci si augura, alle 7,42 di domani, in prossimità della Luna, Roosa accenderà il motore principale di servizio per inserire l' "Apollo 14" in una orbita ellittica. Alle 7,48, a una velocità di quasi 8800 chilometri orari, l'astronave scomparirà dietro il satellite. Ne riemergerà dopo 31 minuti nella posizione voluta. Alle 12,20, Roosa ripeterà la manovra, portando l' "Apollo14" su un'orbita di discesa di 15 per 105 chilometri, la più bassa mai raggiunta. Quattro ore più tardi, Shepard e Mitchell schiacceranno l'ultimo sonno prima di mettere piede sulla superficie selenica. Il terzo sbarco lunare dell'uomo, dopo quelli di Armstrong e Aldrin e Conrad e Bean nel '69, è stabilito per le 10,14 di venerdì.

Ed ecco la cronaca della giornata fino al tardo allarme. Dopo la pausa di ieri, Shepard, Mitchell e Roosa hanno lavorato "duro e bene". Sono in forma eccellente e di umore ottimo. Nessuno dei tre, a differenza degli equipaggi precedenti, ha avuto bisogno di sonniferi o pillole contro il mal di stomaco.

Gli astronauti hanno rivelato di avere "visto" anche ad occhi chiusi "luci accecanti", le stesse notate da Aldrin e Armstrong nel loro viaggio di ritorno dalla Luna. "Cercate di registrarle coi vostri strumenti" hanno ordinato da Houston, "si tratta probabilmente di radiazioni che colpiscono i nervi ottici". Secondo gli scienziati, nei viaggi brevi il fenomeno non è pericoloso. Ma sulle lunghe distanze (un'astronave impiegherebbe due anni ad arrivare a Marte) potrebbe distruggere gradualmente le cellule del corpo umano. Gli astronauti hanno anche commentato l'insolito spettacolo del sorgere e tramontare del Sole ogni 20 minuti - il periodo di rivoluzione dell'Apollo.

L'operazione più importante della giornata è stata il controllo del Lem o modulo lunare. Roosa ha dato inizio al collegamento televisivo diretto con Houston mentre Shepard e Mitchell aprivano i portelli. "Qui sono le 3 del mattino, e le vostre famiglie sono venute a guardarvi" li ha avvertiti McCandless. "Non è un po' tardi per lo spettacolo?" ha risposto Roosa che ha quattro figli sotto i 15 anni. "Il modulo è perfetto" ha comunicato Shepard. "Tutto è a posto, non ci sono danni". Il controllo è durato un paio d'ore, poi Shepard e Mitchell sono rientrati nella cabina orbitante, soddisfatti. Gli strumenti per l'esplorazione lunare, sismografi, esplosivi, e l'ormai famoso carretto pieghevole per il trasporto delle pietre, sono pronti.

Roosa ha voluto chiudere la trasmissione televisiva su un'altra nota d'allegria. "Siamo inondati di oggetti non autorizzati", ha detto, "il nostro equipaggio di riserva ha lasciato il suo biglietto di visita dovunque". E ha mostrato alla telecamera numerose copie di una medesima vignetta: un pupazzo che corre tra le stelle (un famoso personaggio dei cartoons) seguito da un coyote, emettendo segnali radio "bip, bip". A Houston gli autori dello scherzo, Cernan, Evans e Engle, sono scoppiati in una fragorosa risata. "Ne eravamo al corrente" s'è affrettato a precisare il direttore del volo Jerry Griffith ai giornalisti.

Quando sull'Apollo 14 Shepard, Mitchell e Roosa hanno preso sonno, al Centro di controllo sono incominciati i preparativi i preparativi per la discesa sulla Luna. Un'equipe sta adesso seguendo il terzo stadio del razzo Saturno, che dovrebbe schiantarsi sul satellite domattina alle 9 ora italiana.
(Ennio Caretto)


La patch, o "biglietto da visita" come è stato definito da Roosa,
dell'equipaggio di riserva di Apollo 14, lasciato in numerosi esemplari
all'interno del complesso spaziale Apollo (credit: Spacefacts).

2016/02/03

1971/02/03: Dagli oblò dell'Apollo la Terra è sempre più lontana; si entra nella zona d'influenza lunare

Sono trascorse cinquanta ore e 53 minuti da quando Alan Shepard, Edgar Mitchell e Stuart Roosa hanno dato l'arrivederci al pianeta che li ha visti nascere, crescere e diventare viaggiatori del cosmo. Apollo 14 si trova a circa 298.000 chilometri dalla Terra. Dopo essersi svegliati e aver consumato la colazione, i tre astronauti sono pronti ad affrontare la loro terza giornata nello spazio, dedicata principalmente alla prima ispezione del Modulo Lunare "Antares".

Alle 09:53 italiane, le 02:53 di Houston, ha inizio la pressurizzazione del Lem. Alle 10:08, sempre ora italiana, viene accesa la telecamera a colori a bordo dell'Apollo: è la seconda trasmissione televisiva trasmessa in diretta dall'astronave. Dopo aver inquadrato l'interno della cabina e la Luna che si presenta illuminata al primo quarto, Shepard e Mitchell, una volta aver aperto il portello che separa le due astronavi, entrano all'interno del modulo Lunare "Antares": è importante analizzare lo stato del veicolo che sarà per loro come una casa nei due giorni che trascorreranno sulla superficie lunare. "Lo scopo di questa prima escursione nel Lem", spiega il comandante Shepard ai telespettatori americani davanti ai teleschermi e ai tecnici della base di Houston, "è di controllare tutti gli strumenti di bordo e fare un po' di pulizia, in modo che quando entreremo su "Antares" prima della discesa, ci saranno meno cose da fare".

Alle 10:45 italiane il collegamento televisivo termina. Shepard e Mitchell restano comunque all'interno del Lem per un'altra ora e mezza, poi alle 12:23 rientrano a bordo di "Kitty Hawk".

Quando in Italia le lancette dell'orologio segnano le 16:42, e l'equipaggio ha da poco iniziato il previsto periodo di riposo, il Centro di controllo di Houston comunica che: "Apollo 14 è entrato nella zona d'influenza della sfera lunare a 66 ore, 49 minuti e quattro secondi dal momento del lancio. I nostri display ora qui, al Mission control, non segnalano più la lontananza dalla Terra, ma la distanza che ci separa ora dalla Luna. Apollo 14 è ora a 61.490 chilometri di distanza dalla Luna e viaggia alla velocità di 1.008 metri al secondo. Prosegue la modalità di controllo termico passivo. Il complesso spaziale ruota su se stesso alla velocità di tre rivoluzioni ogni ora: una rivoluzione ogni venti minuti. Continuiamo a monitorare anche il percorso del terzo stadio del Saturn, S-IVB, che impatterà sulla Luna con un ritardo di quaranta minuti rispetto ai piano di volo nelle prime ore di domani ora di Houston". Tutto sta andando per il meglio, dunque, da quando Shepard, Mitchell e Roosa hanno superato i problemi iniziati dopo il distacco dall'orbita terrestre con il mancato aggancio per ben cinque volte tra "Kitty Hawk" e "Antares". Le condizioni dei tre astronauti sono ottime come segnalano i dati biomedici che giungono a terra tramite i biosensori appiccicati al corpo dei tre uomini della NASA.

Ma come in ogni missione spaziale, ed in particolare quelle lunari, l'imprevisto è sempre dietro l'angolo. Poco dopo le otto della sera ora italiana, mentre Shepard e compagni stanno riposando, un improvviso allarme mette di nuovo in tensione i tecnici del Centro di controllo: una delle batterie del Modulo Lunare, la numero 5, presenta una perdita nel voltaggio.

A Houston, su richiesta del direttore del volo, si decide di non svegliare l'equipaggio. Solamente al termine del loro turno di riposo verrà chiesto a Shepard e a Mitchell di ritornare all'interno di "Antares" per controllare l'efficienza della batteria, indispensabile per il ritorno in orbita lunare al termine delle due esplorazioni nella zona di Fra Mauro.



Il "treno spaziale", composto dal Modulo Lunare e dal Modulo di Comando e Servizio, in viaggio verso la Luna (credit: NASA).

1971/02/03: Le ultime notizie sul viaggio verso la Luna di Shepard, Mitchell e Roosa sulla prima pagina de "La Stampa"

La prima pagina de "La Stampa" di mercoledì 3 febbraio 1971 (dalla collezione cartacea di Gianluca Atti).



L'astronave si sta avvicinando alla zona di gravità lunare

Apollo tutto bene dopo la "crisi docking"

I piloti parlano "come computers" - La manovra d'aggancio non sarà ripetuta - A Houston dicono: "Si sprecherebbe solo carburante prezioso" - Venerdì la discesa sul satellite e la prima passeggiata

(Dal nostro corrispondente) New York, 2 febbraio. L'"Apollo 14 si avvicina alla Luna, e a bordo tutto procede regolarmente. L'impresa, incominciata tra grandi difficoltà, sembra avviata al successo. Alan Shepard, Edgar Mitchell e Stuart Roosa sono in condizioni eccellenti: oggi, tra le 15 e le 23 italiane, hanno riposato una seconda volta. Al Centro spaziale di Houston sono ritornate la serenità e la speranza: "Rispetteremo la tabella di marcia" ha dichiarato il direttore della missione, Chester Lee. L'astronave ha superato la metà del tragitto alle 1,08 di stamane, e alle 4,39 ha abbandonato la traiettoria translunare "a ritorno libero" per quella "ibrida" che le consentirà di scendere sul satellite.
Domattina, l'"Apollo 14" si troverà a "soli" 40 mila chilometri dal suo obiettivo: l'ingresso in orbita è previsto per le 8,01 di giovedì, e la discesa sulla Luna per le 10,16 del giorno seguente, venerdì 5 febbraio.
La paura è dunque passata. Almeno temporaneamente sono scomparsi i dubbi sorti sull'impresa e sul programma spaziale americano, già compromesso dal dramma dell'"Apollo 13" lo scorso aprile. I tecnici di Houston non hanno scoperto la causa dei mancati agganci tra la capsula "Kitty Hawk" e il modulo "Antares". "Forse, corpi estranei hanno impedito ai ganci di scattare" ha detto Lee. E ha subito aggiunto: "Se così è stato, essi se ne sono andati da soli. Adesso abbiamo la certezza che il meccanismo funziona". Per prudenza, gli esami dei dati trasmessi dai tre astronauti continuano, come gli esperimenti sui modelli della sonda e dell' "imbuto" fatti arrivare a Houston dai costruttori. Ma è esclusa una manovra di prova d'aggancio delle due parti dell'astronave in orbita lunare. "Sprecheremmo soltanto del carburante prezioso" ha concluso Lee.
La fiducia nell'"Apollo 14" e nel suo equipaggio, anzi, è cresciuta a tal punto che neppure l'eventualità di un altro mancato aggancio allarma i tecnici e i dirigenti della Nasa. Lee ha rivelato che se il modulo di ritorno dalla Luna, non riuscisse a congiungersi alla capsula, Shepard e Mitchell "camminerebbero" da quello a questa. "Hanno compiuto un minuzioso addestramento sott'acqua", a detto "nella piscina del nostro Centro. Kitty Hawk e Antares sono dotati di maniglie esterne per la passeggiata nel vuoto".
L'astronauta McDivitt, che dirige il programma, ha precisato: "Shepard uscirebbe per primo dal portello del modulo, dopo aver indossato lo scafandro, con una fune alla vita, legata a Mitchell all'altra estremità, e passerebbe sulla capsula. Mitchell farebbe scorrere sulla fune le borse con il materiale prelevato dalla Luna, e raggiungerebbe poi i compagni". 
Queste dichiarazioni hanno colto tutti di sorpresa. La manovra non è nuova, la eseguirono per primi, nel gennaio del '69, i sovietici Jeliseev e Khrunov, trasferendosi dalla "Soyuz 5" alla "Soyuz 4" in orbita terrestre: ma ieri mattina, a Houston, i dirigenti e i tecnici della Nasa avevano dato l'impressione che la missione lunare dipendesse dall'aggancio. Ha stupito i giornalisti anche un altro particolare. Shepard, Mitchell e Roosa non erano stati preavvertiti della possibilità di una modifica del volo. Ha spiegato McDivitt: "Abbiamo preferito non allarmarli. Nessuno di loro ha mai dubitato che la missione non si dovesse concludere felicemente". Anche ora i tre astronauti ignorano l'incertezza che per 24 ore ha circondato la sorte dell'"Apollo 14". 
Shepard, Mitchell e Roosa si stanno dimostrando superiori ad ogni aspettativa. Formano forse l'equipaggio più efficiente e autocontrollato della storia della Nasa. Nel pericolo, sono emerse la loro doti individuali: l'abilità di pilota di Roosa, l'intelligenza e la conoscenza tecnica di Mitchell, il coraggio e la capacità di comando di Shepard. I giornalisti americani a Houston pensano che i tre astronauti lavorino troppo e troppo bene. "Perché nessuno pronuncia mai una battuta spiritosa?" scrivono i giornali. "Il loro dialogo con Houston sembra quello dei computers".
Solo Roosa, al primo risveglio, dopo una colazione a base di spaghetti al pomodoro, s'è concesso un sorriso: "Mi avete dato un materasso scomodo" ha detto al Centro spaziale, "non ho dormito bene". Per il resto, gli astronauti badano a compiere esperimenti e misurazioni.   (Ennio Caretto)

2016/02/02

1971/02/02: Il volo verso la Luna di Apollo 14 sui principali quotidiani italiani

La prima pagina de "Il Corriere della Sera" di martedì 2 febbraio 1971 (dalla collezione personale di Gianluca Atti).

 

SUPERATA LA DRAMMATICA INCERTEZZA CREATA DALL'INCIDENTE MECCANICO

Apollo: via allo sbarco

Nessun guasto scoperto a bordo della navicella-madre e del modulo lunare - L'aggancio aveva fatto vivere ore di "suspense" ed era riuscito solo al sesto tentativo - Shepard aveva addirittura proposto di uscire dall'astronave per controllare l'allarmante situazione - La decisione di procedere nella missione presa ieri sera dalla Nasa, dopo una giornata di minuziosi e febbrili controlli - Tutto funziona bene e gli astronauti sono in perfetta forma

Venerdì gli astronauti sulla Luna

Houston, 1 febbraio. Il direttore della missione "Apollo 14", Chester Lee, ha dato agli agli astronauti via libera per l'atterraggio sulla Luna fissato per venerdì prossimo. Il difetto nel meccanismo di aggancio fra le due navicelle non dovrebbe compromettere la missione: questo il parere di scienziati e tecnici dopo una giornata  di minuziosi e febbrili controlli. Da questo momento in poi disco verde, quindi, verso la Luna per Shepard e Mitchell che dovranno atterrare in prossimità della ragione di "Fra Mauro".
Chester Lee, che ha dato notizia della decisione in una conferenza-stampa, ha aggiunto: "Procediamo intenzionati a realizzare in pieno l'atterraggio sulla Luna. L'aggancio è riuscito e tutto ci fa credere che è stato normale".
Al momento dell'annuncio di Lee i tre astronauti dormivano. Ne sono stati informati al risveglio, dopo la mezzanotte ora italiana. (AP)

 

Solo qualche graffio sul punto di aggancio

(DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE) Houston, 1 febbraio. Una improvvisa e per ora inspiegabile complicazione di carattere meccanico capitata ai sistemi di congiungimento delle astronavi dell'Apollo 14 ha impedito, per ben cinque volte, che la capsula di Alan Shepard, Stuart Roosa ed Edgar Mitchell si "saldasse" - come previsto dal manuale di volo - con il veicolo lunare ancora alloggiato in cima al terzo stadio del razzo Saturno. L'inatteso intoppo ha riportato a Capo Kennedy e a Houston l'atmosfera di dramma e di incertezza che avevamo vissuto meno di un anno fa durante il viaggio dell'Apollo 13. Le previsioni più nere sorgevano per il proseguimento della superba missione lunare. Gli astronauti non correvano alcun pericolo, poiché tutti gli altri sistemi funzionavano regolarmente e, al massimo della sventura, essi dovrebbero ruotare intorno alla Luna, e tornare a terra come già fu fatto altre volte (a cominciare dal 1968) senza muoversi dalla navicella di comando. Ma addio atterraggio sul globo selenico. Addio esplorazione di "Fra Mauro". Addio forse alle future imprese del programma Apollo.

Il terzo stadio

Tutto, fino a quel momento, era proceduto con assoluta perfezione. Dopo la spettacolare ed emozionante partenza dalla rampa di Capo Kennedy - ritardata di quaranta minuti per banali cause meteorologiche - il complesso delle astronavi dell'Apollo 14 si era regolarmente immesso nella prevista orbita di parcheggio.

Assolutamente positive le risposte del check-up compiuti in orbita e altrettanto perfetti la riaccensione e il funzionamento del terzo stadio del Saturno per la fuga dall'attrazione terrestre e la immissione nella traiettoria translunare. Le astronavi hanno ottenuto una ulteriore accelerazione raggiungendo la prevista seconda velocità cosmica, ovvero 39.600 chilometri all'ora.

In questa prima parte del viaggio i veicoli si trovano in questo assetto: in avanti la capsula Apollo, attaccato al razzo di servizio; quest'ultimo è incastrato nel contenitore del veicolo lunare, collegato a sua volta al terzo stadio del Saturno. Quando il Saturno ha esaurito il suo compito, l'Apollo e il razzo di servizio si staccano, aumentano leggermente la loro velocità con i piccoli razzi periferici, poi ruotano di 180 gradi puntando il vertice dell'Apollo nel bel mezzo del veicolo lunare. I due ordigni sono fatti in modo da consentire un preciso incastro. Così il Lem può essere estratto dal suo contenitore che da quel momento viene abbandonato. Il razzo di servizio, l'Apollo e il Lem diventano una cosa sola. E' quanto è avvenuto sempre alla perfezione in mille altre occasioni - nei simulatori a terra, nello spazio circum-lunare - ed è quanto ha cercato di fare Shepard stanotte. L'Apollo 14 si trovava ormai a quindicimila chilometri dal nostro pianeta. Gli astronauti, manovrando con precisione i razzi attitudinali, hanno infilato dolcemente il naso della loro astronave dentro il boccaporto del veicolo lunare avvertendo contemporaneamente alcuni scatti meccanici.

Tutto era così normale che Shepard ha comunicato l'avvenuta esecuzione dell'attracco. Un istante dopo, però, gli uomini in viaggio nel cosmo hanno dovuto notificare che il congiungimento non era stato realizzato. Per circa due ore, in stretto collegamento con Houston, Shepard ha tentato invano di agganciarsi: una, due, cinque volte. Finalmente, alla sesta, seguendo le istruzioni del comandante dell'equipaggio di riserva Eugene Cernan, che si era recato immediatamente nel simulatore, ripetendo al millesimo le manovre che avvenivano nello spazio, il congiungimento è avvenuto. Cernan aveva suggerito di procedere ad un "tentativo duro". In altre parole, le cinque infruttuose manovre precedenti erano state condotte con mano leggera, cioè con movimenti delicati e lenti, questa volta, invece, si doveva procedere con una spinta più forte. "E' stato - ha detto sorridendo un tecnico della Nasa - qualcosa di simile a quando si da un colpo violento alla portiera dell'automobile per farla chiudere". Ad attracco avvenuto si è tirato un lungo sospiro a terra e nello spazio, ma i problemi non erano ancora tutti risolti e non lo sono nemmeno al momento in cui scrivo. I dirigenti della Nasa, infatti, si sono lasciati almeno 24 ore di tempo (che potrebbero diventare 48) per poter decidere se procedere al regolare svolgimento dell'impresa, come previsto, oppure, se modificare i piani di volo e rinunciare all'atterraggio sulla Luna. Prima di procedere, i tecnici di Houston pretendono, a ragione, di scoprire le cause della complicazione meccanica e vogliono essere certi che nessuno dei complessi e delicati meccanismi dei sistemi di attracco e di separazione abbia subito danni. Non si dimentiche, infatti, che per scendere sulla Luna e tornare a casa sani e salvi gli astronauti dovranno staccare il Lem dal veicolo madre in orbita lunare; dovranno, poi - al momento della partenza per il ritorno sul nostro pianeta - ricongiungere con estrema sicurezza i due ordigni sempre orbitando intorno alla Luna.

La capsula conica

Per avere un'idea di come stanno i fatti e di cosa è successo stanotte, vediamo un istante come avviene il congiungimento ed il distacco delle astronavi Apollo.

La capsula conica dell'Apollo reca al suo vertice un grosso anello: una specie di grosso tubo chiuso al suo interno da un pannello a forma di imbuto. Il veicolo lunare - nel suo soffitto - possiede un analogo anello che si incastra con esattezza nel primo. Lungo la circonferenza interna dei due anelli sono disposte dodici serrature automatiche, dei ganci "maschi" e "femmine" che si incastrano solidamente l'uno con l'altro. Perché l'attracco si realizzi è sufficiente che almeno tre delle dodici serrature facciano presa. Le altre vengono fatte scattare dopo, per mezzo di due sistemi supplementari che entrano in funzione su comando dei piloti.

Un sistema è pneumatico ed usufruisce di quattro bombole di azoto liquido, due delle quali sono di riserva, l'altro funziona idraulicamente per mezzo di speciali pistoncini e può essere messo in opera sia su comando elettrico dalla cabina di pilotaggio, sia con manovre a mano, agendo direttamente sulla manopola di un congegno che si trova sotto l'imbuto di chiusura cui ho accennato prima: questo - una volta bloccate le serrature - può essere facilmente rimosso. Si apre così il tunnel per il passaggio interno degli astronauti dalla capsula di comando al Lem. Stanotte non si era riusciti - fino al docking "duro" - a far funzionare nessuno di questi sistemi, perché non sono scattate almeno tre delle dodici serrature degli anelli di congiungimento. Shepard aveva anche proposto di depressurizzare la capsula Apollo, di aprire il suo portellone laterale e uscire all'esterno per controllare direttamente la situazione. Prima di accordargli il permesso si è proceduto al sesto tentativo ed è stata la volta buona.

Realizzato l'attracco, Shepard ha rimosso l'imbuto di chiusura ed il suo sostegno, controllando poi, una per una, tutte le dodici serrature. Erano perfettamente a posto. Da Houston, però, si è voluto che l'astronauta recasse con sé una delle telecamere di bordo, in modo da trasmettere a terra le immagini delle varie apparecchiature e permettere così un accurato esame di ogni particolare da parte dei tecnici costruttori del Lem riuniti nella sala di controllo.

Conclusa l'ispezione, Shepard è rientrato nell'astronave Apollo recando con sé il congegno mobile di chiusura, fotografandolo in tutti i dettagli con una telecamera. Le immagini fotografiche sono state trasmesse a Houston e sono ancora oggetto del più accurato controllo. Gli accertamenti sono ancora in corso. Tuttavia, secondo fonti ufficiose sembra che non sia stato riscontrato alcun guaio e che la missione possa essere condotta a termine secondo il programma.

La traiettoria translunare che percorre l'Apollo 14 è esattamente quella calcolata e, da questo punto di vista, non ci sono incognite. Secondo per secondo, gli astronauti aumentano la loro distanza dal nostro pianeta, mentre la loro velocità decresce per effetto dell'attrazione terrestre. Essa, in una situazione del genere, funziona da freno. L'Apollo dovrebbe attuare una correzione di metà percorso dopo la trentesima ora di volo e, prima di allora, i responsabili di Houston dovranno aver deciso come proseguire l'impresa. Infatti con questa correzione di rotta l'Apollo dovrebbe trasferirsi in una traiettoria "ibrida", dovrebbe cioè uscire dal percorso di libero ritorno a terra. (Si tratta di quella traiettoria che, in base alle leggi della meccanica celeste, consente di tornare sul nostro pianeta senza l'intervento dei razzi frenanti dopo un giro intorno alla Luna) e mettersi sulla strada più opportuna per dirigersi su Fra Mauro. Comunque la decisione potrebbe essere ancora rinviata fino alla ventiduesima ora che precederà l'inserzione in orbita lunare.

Dopo le emozionanti fatiche di ieri e di stanotte e dopo la drammatica apprensione che il difficoltoso attracco ha provocato alla Nasa quando è giunta la doccia fredda delle complicazioni meccaniche (gli ospiti dello spazioporto di Capo Kennedy non avevano ancora fatto in tempo ad uscire dal perimetro della base spaziale, intrappolati in interminabili code di macchine) la giornata di oggi è più serena.

Alle 13,50 (ora italiana) Shepard e i suoi compagni hanno potuto finalmente fruire del loro primo turno di riposo: dieci ore di sonno. Houston non li disturberà fino alle 23,50 se non in caso di gravi evenienze. Tutti i sistemi di bordo funzionano regolarmente - generatori elettrici, ossigeno, ventilazione, circuiti di telecomunicazione e così via. Tutto è a posto.

Prima di coricarsi gli astronauti dell'Apollo 14 hanno comunicato di non essere riusciti a scoprire alcun guasto o alcuna rottura ai sistemi di aggancio dell'astronave; hanno notato soltanto alcuni leggerissimi graffi nella parte esterna del pannello ad imbuto che chiude il tunnel di collegamento. Le scalfitture, dovute probabilmente al ripetersi dei tentativi di attracco, non comportano a quanto pare alcuna conseguenza negativa. Per tutto questo, le probabilità che la missione Apollo 14 possa proseguire felicemente, secondo le speranze di tutti, sono notevolmente aumentate.

Per ora si attende che gli astronauti si sveglino e che gli esami in corso da parte dei tecnici siano portati a compimento.  (Giancarlo Masini)

 


La prima pagina de "Il Resto del Carlino" di martedì 2 febbraio 1971 (dalla collezione personale di Gianluca Atti).

 

Nessuna variante al programma dell'Apollo nonostante il difficile aggancio del Lem

SCENDERANNO SULLA LUNA

Il direttore del volo, al termine di lunghi controlli, ha annunciato: "Siamo ora sicuri che il meccanismo dell'attracco è efficiente; la causa dell'inconveniente potrebbe essere un qualche corpo estraneo che avrebbe impedito il funzionamento dei dispositivi

(DAL NOSTRO INVIATO) HOUSTON, 1 febbraio. Il direttore della missione Apollo 14 ha dato agli astronauti via libera per l'atterraggio sulla Luna fissato per venerdì prossimo. Il difetto nel meccanismo di aggancio fra le due navicelle verificatosi stanotte non dovrebbe compromettere la missione di Shepard, Roosa e Mitchell.

Il direttore della missione, Chester Lee, ha detto in una conferenza stampa: "Procediamo intenzionati a realizzare in pieno l'atterraggio sulla Luna. L'aggancio è riuscito è tutto ci fa credere che è stato normale". Da questo momento in poi disco verde, quindi, verso la Luna per Shepard e Mitchell che dovranno atterrare in prossimità della regione di Fra' Mauro.

Soffermandosi sull'inconveniente, Lee ha dichiarato: "Siamo ora sicuri che il meccanismo dell'aggancio è efficiente. La causa dell'inconveniente potrebbe essere un qualche corpo estraneo che può aver impedito il funzionamento del dispositivo di aggancio preliminare".

Il direttore della missione Apollo, nel congedarsi dai giornalisti, ha detto che, pur essendosi preoccupato per il guasto, non era stata presa alcuna decisione per quanto riguardava un eventuale annullamento dell'atterraggio sulla Luna di Shepard e Mitchell.

Gli scienziati americani hanno precisato questa sera di non aver appurato l'origine del mancato funzionamento della manovra di aggancio ed hanno nel contempo aggiunto che continueranno ad effettuare prove. Se a provocare il guasto è stato un corpo estraneo, ora questo non c'è più e quindi sarà impossibile risalire all'origine dell'anomalia tecnica.

L'inconveniente si è verificato tre ore e mezzo dopo la partenza, quando l'Apollo 14 aveva abbandonato l'orbita terrestre e puntava sulla Luna. "Kitty Hawk" e "Antares" erano state sganciate e Roosa stava manovrando l'astronave di comando per congiungerla, nella posizione giusta, con il modulo lunare. Era una perfetta manovra di "rendez-vous" fatta da colui che, appariva chiaramente, era un super-pilota. Si trattava ora di procedere al  docking, l'agganciamento del grosso naso di "Kitty Hawk" all'anello a imbuto di "Antares". Il meccanismo di docking rassomiglia alle stecche di un ombrello, disposte a cono. Una volta entrato nel ricettacolo a imbuto del modulo lunare, dodici ganci disposti intorno alla base dell' "ombrello" scattano come le serrature di una porta e fermano robustamente le due astronavi, bloccandone una all'altra. Le stecche dell' "ombrello" possono essere sganciate dall'interno, per consentire agli astronauti di passare dall'astronave di comando al modulo lunare. Il grosso imbuto e il meccanismo di aggancio costituiscono anche, infatti, il tunnel di passaggio fra le due astronavi.

Roosa ha avvicinato "Kitty Hawk" ad "Antares" e delicatamente ha appoggiato il "naso" dell'ombrello all'imbuto del modulo lunare. Si sarebbe dovuto udire uno scatto e un indicatore sul cruscotto del comandante di Apollo avrebbe dovuto anch'esso scattare indicando la posizione di "bloccato". Ma no è accaduto nulla. "Kitty Hawk" è delicatamente rimbalzata indietro, come una porta sbattuta la cui la serratura non scatti, Roosa ha tentato una seconda volta. Niente ancora.

"Qui conviene smettere di tentare e fermarci un momento a pensare", ha comunicato al centro di controllo di Houston.

E' stata accesa la telecamera e le immagini dell'operazione, e del meccanismo di aggancio, sono state mandate sugli schermi di Houston perché i tecnici seguissero e fotografassero quanto accadeva. Avrebbero potuto aiutare a risolvere il mistero.

Per cinque volte Roosa ha ripetuto, alla perfezione, la manovra senza successo, poi ha deciso di seguire una procedura diversa e non esattamente ortodossa: inserire il naso dell'ombrello fra i dodici ganci, ruotare l'astronave su se stessa di pochi centimetri, e chiudere così la "serratura" difettosa. Ha funzionato, e c'è voluto l'incredibile abilità di pilota di Roosa per effettuare questo microscopico "ricamo" spaziale.

E' stata una lunga notte di suspense a Houston, e la suspense è aumentata quando Roosa dopo essersi calato nel tunnel e aver esaminato con una torcia elettrica il meccanismo di aggancio, l'ha trovato perfetto. Anche Shepard e Mitchell si sono calati nel tunnel, hanno esaminato con grande attenzione l'"ombrello", e lo hanno trovato in perfette condizioni. Sganciati e riagganciati a mano, i dodici bracci, i ganci, e tutte le altre parti del relativamente semplice dispositivo (uno dei più semplici dell'intero complesso Apollo) hanno funzionato senza fallo. Pure, un fallo, anzi cinque falli, ci sono stati durante la manovra.

Per il resto, il volo procede nella normalità, tutti i sistemi funzionano, i tre astronauti sono in forma e in condizioni eccellenti, stanotte Apollo 14 è a metà strada fra la Terra e la Luna.   (Girolamo Modesti)

La prima pagina de "La Stampa" uscita nelle edicole martedì 2 febbraio 1971 (dalla collezione personale di Gianluca Atti).

Via libera della Nasa dopo le difficoltà per il "docking"

VENERDI' SULLA LUNA

"Il difetto nel meccanismo di aggancio fra le due navicelle non compromette la missione" - La decisione del direttore di volo dopo una giornata di drammatica incertezza - Per quasi due ore gli astronauti avevano tentato invano la manovra di "docking", finalmente è riuscita - Ancora inspiegabili le cause dell'incidente - I tre uomini stanno bene, ma al momento dell'attracco il cuore di Roosa batteva a 144 colpi il minuto

(Dal nostro corrispondente)  New York, 1 febbraio. Il direttore della missione "Apollo 14" ha dato agli astronauti via libera per l'atterraggio sulla Luna fissato per venerdì prossimo. Il difetto del meccanismo di aggancio fra le due navicelle - ha detto - non dovrebbe compromettere la missione principale, l'esplorazione della zona lunare di Fra Mauro. Si va avanti.

Il direttore della missione, Chester Lee, ha precisato in una conferenza stampa: "Procediamo intenzionati a realizzare in pieno l'atterraggio sulla Luna. L'aggancio è riuscito". Il mancato funzionamento dei congegni che regolano l'aggancio della capsula con il modulo lunare, non ha tuttavia trovato spiegazioni logiche.

L'astronave procede a velocità vertiginosa verso il suo obiettivo. Domani mattina sarà a metà strada tra la Luna e la Terra. A bordo dell' "Apollo", Shepard, Mitchell e Roosa hanno riposato mentre al centro spaziale di Houston, nel Texas, dirigenti, scienziati e tecnici sono ininterrottamente in riunione.

Alan Shepard, Edgar Mitchell e Stuart Roosa si sono risvegliati verso le 2 del pomeriggio (ora americana) da un lungo sonno ristoratore. Si erano addormentati stamane alle 8 dopo un giorno e una notte di emozioni e di fatiche. Nessuna manovra importante li attende fino alle 4 di mercoledì mattina, quando l'astronave abbandonerà la traiettoria translunare "a ritorno libero", per quella "ibrida", che le consentirebbe di scendere più agevolmente sulla Luna. L'arrivo in prossimità del satellite è previsto per le 7,58 di giovedì, l'ingresso in orbita di discesa (punto più basso 15 chilometri, più alto 105) per le 12,17 dello stesso giorno. L'orario è quello originale: l' "Apollo 14" recupera cammin facendo i quaranta minuti persi alla partenza a causa del temporale abbattutosi su Capo Kennedy.

Commentando l'incidente di stanotte, il New York Times ha scritto che "esso ha fornito la prova suprema della qualità degli astronauti e della nave". In verità, l'equipaggio s'è comportato con un sangue freddo e un coraggio straordinari, e i tecnici di Houston, come già accaduto il 13 aprile del '70 con l' "Apollo 13", hanno ben presto trovato la soluzione del problema. In nessun momento Shepard, Mitchell e Roosa sono stati in pericolo di morte. Ma il ricordo del dramma di Lovell, Haise e Swigert, rimasti quasi senza ossigeno, senz'acqua e senza energia, per lo scoppio d'un serbatoio d'idrogeno ha perseguitato tutti per due ore. "In qualche istante - mi hanno detto da Houston - ci sentivamo mancare il cuore". 

Ho seguito l'avventura dei tre uomini al telefono con Houston e alla televisione. Essa è incominciata verso l'1,30 di stamane, ora italiana. Dopo aver orbitato intorno alla Terra una volta e mezzo, l'astronave aveva imboccato la traiettoria translunare la capsula "Kitty Hawk" in testa, l'ultimo stadio del gigantesco razzo Saturno dietro, e dentro, nella parte superiore, il Lem, o modulo lunare "Antares". A un certo punto, la capsula s'è staccata, ha compiuto un giro di 180 gradi, e presentato il muso per l'aggancio a modulo, liberatosi frattanto dalle pareti del Saturno, ma a esso sempre attaccato. La manovra, in passato, è riuscita agli astronauti americani regolarmente al primo tentativo. Ma questa volta qualcosa non ha funzionato.

Occorre qui fare una breve parentesi tecnica. La capsula dell' "Apollo" reca sul portello anteriore una sonda con tre ganci a molle delle dimensioni di una sigaretta: il Lem una specie di imbuto, in cui la sonda penetra per il primo congiungimento. I bordi dei portelli contengono altri dodici ganci a incastro, e sono essi che uniscono e stabilizzano le due parti dell'astronave. Al contatto, la sonda dovrebbe scattare indietro, e i bordi dei portelli combaciare, consentendo l'aggancio. Alle 1,30, invece, quando Roosa ha compiuto la manovra, la sonda non è scattata. L'annuncio è stato dato da Mitchell con voce chiaramente alterata, all'improvviso. Aveva appena descritto, secondo per secondo, le fasi dell' avvicinamento:

"Stuart è in gamba. Ha effettuato un lavoro magnifico avvicinandosi molto lentamente. Comincio a vedere il Lem molto bene, i colori sono stupendi...stiamo per attraccare".

Improvvisa la frase: "Attenzione, attenzione, non riusciamo ad agganciare".

"Okay, tentate di nuovo", hanno risposto da Terra.

Il dialogo fra gli uomini nello spazio e i tecnici di Houston è proseguito, drammatico, pieno di suspense. 

"Sono riuscito a manovrare lentamente e sono rimasto aderente al Lem quattro secondi, ma i ganci non sono scattati", ha detto Roosa.

"Sì, lo vediamo in televisione" hanno risposto.

"Meglio che facciamo marcia indietro e riflettiamo un momento" ha esclamato ad un certo punto il pilota della capsula. Il collegamento con Houston era perfetto: i tecnici e milioni di americani hanno così seguito la vicenda sugli schermi minuto per minuto.

Roosa ha ritentato ancora, invano. Il contatto è durato, come prima, quattro secondi. "Attenzione, vedo dei graffi sull'area d'aggancio del Lem" ha detto a un certo punto Shepard. A Houston i tecnici, allarmati, hanno verificato alla televisione. Nulla di grave.

"Riprovate" hanno ordinato. Ma anche il quarto e quinto tentativo sono falliti. E' passata così un'ora, un'ora e mezza. Nella sala di controllo, a Terra, sono stati portati due modelli della sonda e dell'imbuto.

"Posso indossare lo scafandro, uscire nel vuoto, staccare la sonda e riportarla indietro per controllarla" ha proposto Shepard. Gli risposto di aspettare. Alla fine hanno deciso: avanti ancora una volta, senza preoccuparsi della sonda.

Con superba perizia, spingendo i motori a brevi scatti, Roosa ha fatto combaciare alla perfezione gli sportelli. "Siamo agganciati" (I' ve got a hard dock) ha urlato.

Un'ora e tre quarti era trascorsa dalla prima manovra: altre sei ore e poi, esauritasi la batteria, l' "Apollo 14" avrebbe dovuto rinunciare all'aggancio. Shepard, il comandante, ha aperto subito i portelli tra la capsula e il "Lem" e ha esaminato tutto. Per un'ora ha fatto scattare la sonda: "Funziona egregiamente" ha affermato alla fine. "OK" gli hanno detto da Houston "non vediamo niente neanche noi. Ci ripenseremo domani".

Gli astronauti hanno allora dedicato la loro attenzione agli strumenti di bordo. Hanno scoperto che la valvola di scarico dell'astronave perdeva, consumando troppo ossigeno. L'hanno riparata, poi, si sono addormentati. Non hanno chiesto se devono o no atterrare sulla Luna. E' evidente che per loro la missione continua.

Gli astronauti, si osserva alla Nasa, hanno il morale altissimo. Per tutta la durata dell' "incidente" - come hanno rivelato i cardiogrammi registrati a Terra - il cuore di Roosa ha pulsato in media con 120 battiti al minuto, mentre al sesto tentativo, quello riuscito, il suo cuore ha registrato ben 144 pulsazioni. Questi dati dimostrano la tensione cui è stato sottoposto il pilota durante l'intera operazione. Gli altri due astronauti sono invece rimasti calmi per tutta la durata dell'operazione e i loro elettrocardiogrammi hanno rilevato una media di 70 battiti al minuto.

Le famiglie dei tre uomini hanno tratto un sospiro di sollievo quando la crisi è stata superata. "Sono orgogliosa di mio marito, mi dicono tutti che è stato molto bravo" ha commentato la signora Roosa. 

"Al momento dell'incidente i nostri quattro bambini dormivano, e ho preferito non svegliarli".

La signora Shepard è apparsa calma: "Ho avuto più paura quando Alan è salito da solo nello spazio nel '61" ha dichiarato. Soltanto la signora Mitchell ha tradito la sua apprensione: "Speriamo che non succeda più nulla" ha detto.

I colleghi degli astronauti paiono fiduciosi: "Shepard, Mitchell e Roosa sono pronti per qualsiasi emergenza" ha sostenuto Cernan, la loro riserva. E ha aggiunto: "Roosa e io, domenica mattina, prima del lancio, siamo andati a Messa insieme".     (Ennio Caretto)

 

Il quotidiano "La Stampa" di martedì 2 febbraio 1971, nella rubrica settimanale "La tecnologia e la scienza", dedica l'intera pagina 13 alla missione lunare di Shepard, Roosa e Mitchell (dalla collezione personale di Gianluca Atti).

 

La prima pagina de "Il Giorno" di martedì 2 febbraio 1971 (dalla collezione personale di Gianluca Atti).

 

La prima pagina de "Il Gazzettino" del 2 febbraio 1971 (dalla collezione personale di Gianluca Atti).

 

L'edizione pomeridiana del quotidiano "La Notte" del 2 febbraio 1971, con le ultime notizie sul viaggio alla Luna di Shepard, Mitchell e Roosa. (dalla collezione personale di Gianluca Atti).

1971/02/02 00:00 IT (1971/02/01 23:00 GMT; 17:00 HO): Sveglia agli astronauti e correzione di rotta

In Italia è scoccata da pochi secondi la mezzanotte di martedì 2 febbraio, in Texas sono le cinque del pomeriggio di lunedì 1; dal Centro di Controllo di Houston, viene data la sveglia ai tre astronauti. Dopo essersi sbarbati e puliti i denti, Alan Shepard, Edgar Mitchell e Stuart Roosa sono in ottima forma e pronti a proseguire in questa sesta fantastica trasvolata umana della storia verso il Satellite naturale della Terra, questa volta con obiettivo finale la zona di Fra Mauro.

Alla domanda su come hanno dormito durante la loro prima notte nello spazio, Shepard risponde: “Veramente molto bene, grazie a voi. Ho dormito sodo per quattro, cinque ore e quindi per altre due ad intervalli. Ci siamo lavati i denti e fatti la barba e direi che ci aspetta una bella giornata!”. Segue poi la voce del pilota del Modulo Lunare Mitchell: “Uguale per me, Houston. Ho dormito per quattro ore di seguito e altre due o tre ad intervalli. Mi sento benone!". Per ultimo il pilota del Modulo di Comando "Kitty Hawk", Stuart Roosa: “Io direi circa sei ore...ma il mio materasso era duro!”

Alle 4:39 ora italiana, le 21:39 a Houston, viene acceso per undici secondi il motore principale del Modulo di Servizio, l'SPS, per la prima correzione di rotta. Aumentando la velocità di 79 chilometri orari e indirizzando il complesso spaziale nella giusta traiettoria verso la Luna, viene recuperato il ritardo, di quaranta minuti, accumulato a causa della ritardata partenza da Cape Kennedy.

Il programma della seconda giornata nel cosmo per i tre uomini di Apollo 14 prevede un nuovo accurato esame del meccanismo di aggancio, che tanto ha dato da fare nella manovra di "docking", ed un controllo completo di tutti gli strumenti del Modulo di Comando a cui seguirà uno studio delle stelle grazie al telescopio e al sestante di bordo.

In questo grafico il piano di volo della missione di Apollo 14, che ha come obiettivo principale la ripresa dell'esplorazione umana della Luna dopo la lunga pausa dovuta alla grave avaria sull'Apollo 13 nell'aprile 1970.

2016/02/01

1971/02/01: Passata la paura, il viaggio verso la Luna di Shepard, Roosa e Mitchell prosegue regolarmente

Dopo la “suspense” delle ore precedenti, dovuto al mancato aggancio per ben cinque volte tra "Antares" e "Kitty Hawk", alla NASA c’è di nuovo fiducia nel proseguimento della missione di Apollo 14, anche se continua a rimanere, tra i tecnici a terra, una certa preoccupazione per il funzionamento della sonda di aggancio nel prosieguo del volo verso il Satellite naturale della Terra.

Cosa succederebbe se il problema si dovesse verificare anche in orbita lunare, al momento del ricongiungimento tra il Modulo di Comando e la parte superiore del Modulo Lunare al termine delle due esplorazioni in programma sulla superficie selenica?

Una possibile soluzione pensata a Houston è far rientrare sull’Apollo Shepard e Mitchell con tutto il materiale raccolto nelle colline di Fra Mauro, tramite un’attività extra-veicolare uscendo dal Lem "Antares" ed entrando attraverso il portellone del Modulo di Comando "Kitty Hawk". È in pratica la stessa tecnica adottata durante la missione congiunta delle due capsule sovietiche Soyuz 4 e 5 nel gennaio 1969, quando due cosmonauti uscirono da un veicolo, in cui erano stati lanciati, passando nell'altro tramite una "passeggiata spaziale".

Alle 09:03 ora italiana, a undici ore esatte dal momento in cui Shepard, Roosa e Mitchell hanno lasciato il pianeta Terra, viene di nuovo accesa la telecamera a colori a bordo del Modulo di Comando: è l'occasione per mostrare ai telespettatori collegati attraverso le varie televisioni di tutto il mondo e sopratutto ai tecnici di controllo a terra, da parte del comandante di Apollo 14, Shepard, le condizioni della sonda di aggancio che per la prima volta nella storia del programma lunare Apollo ha dato seri problemi in una delle fasi più delicate all'interno di una missione lunare.

Nel corso del collegamento della durata di un'ora e quindici minuti, Shepard mostra le condizione della sonda, non trovando però alcuna anomalia nei dodici agganci principali e avvalorando sempre di più l'ipotesi, formulata a terra, che i mancati agganci ripetuti tra "Kitty Hawk" e "Antares" siano stati causati da acqua poi ghiacciatasi durante l'ascesa nell'atmosfera al momento del lancio all'interno del meccanismo stesso.

A parte il fastidioso problema nel congegno di attracco, a bordo dell'Apollo tutto funziona regolarmente: la prima correzione di rotta prevista dal piano di volo viene annullata perché non ritenuta necessaria. Alle 13:50 ora italiana, quando l'astronave si trova a circa 136.000 chilometri dalla Terra e dopo una lunga giornata piena di emozioni, Alan Shepard, Edgar Mitchell e Stuart Roosa dopo aver consumato un breve pasto, possono finalmente usufruire del turno di riposo, previsto in dieci ore di sonno.

Se non insorgeranno ulteriori problemi, la base di controllo a terra non li disturberà fino alle 23:50.

La sonda d'attracco rimossa dalla sua posizione originale, fotografata all'interno del Modulo di Comando (foto ap14-AS14-76-10323).

 

Foto AP14-AS14-76-10325.

 

Foto AP14-AS14-76-10328.

 

Disegno tratto da "Il Corriere della Sera".

 

Foto tratta da "Il Giorno".

1971/02/01: Il lancio di Apollo 14 sul “Corriere della Sera”

La cronaca dell'inizio del viaggio verso la Luna di Apollo 14 nella prima e terza pagina del "Corriere della Sera" di lunedì 1 febbraio 1971 (dalla collezione personale di Gianluca Atti).

BREVE RINVIO A CAUSA DELLA PIOGGIA E DEL VENTO
 
L'Apollo partito per la Luna con quaranta minuti di ritardo
 
L'improvvisa sospensione e la ripresa del conto alla rovescia - Lancio perfetto alle 22.03 - Dopo dodici minuti Shepard, Mitchell e Roosa sono entrati in orbita terrestre - Poi si sono immessi sulla rotta translunare - Mezzo milione di spettatori a Capo Kennedy ha assistito all'inizio della nuova impresa
 
(DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE) Capo Kennedy, 31 gennaio. Meravigliosa, stupefacente, perfetta è stata la partenza dell'"Apollo 14" per la Luna da Capo Kennedy. Questo lancio ci ha proprio dato tutte le emozioni, compresa quella di buoni quaranta minuti di ritardo sull'istante previsto e di incertezza a causa delle cattive condizioni atmosferiche. Alle 22.03.02, invece che alle 21.23 (ora italiana), in esatto sincronismo con le indicazioni dei meteorologi che stabilivano una sufficiente schiarita, dalla rampa di lancio è scaturita una immensa sfera di fuoco e di fumo. Un istante dopo il "Saturno V", dritto e lucente in tutta la sua mole, si era già librato in aria, seguito dagli occhi di mezzo milione di persone.
 
 
Nubi di fuoco
 
Le spaventose fiamme, sputate con infernale violenza dai cinque ugelli dei motori del primo stadio, hanno cambiato colore. Dal rosso acceso all'arancione, al violetto. Il razzo, con il suo carico umano, si è involato verso l'infinito scomparendo rapidamente al di sopra delle nuvole. Per alcuni secondi le nubi stesse si sono colorate di fuoco: poi abbiamo potuto seguire il viaggio delle astronavi e dei tre uomini soltanto attraverso i monitor televisivi collegati a circuito chiuso con gli aerei in quota e attraverso il terrificante rombo dei motori del razzo che, per un buon mezzo minuto, ha fatto tremare l'aria e la terra, mentre, protetti dalle solide strutture della tribuna stampa, i duemila giornalisti presenti hanno fatto esplodere uno scrosciante applauso.
Due minuti e quarantacinque secondi dopo il blast-off il primo stadio aveva già esaurito il suo combustibile e si è staccato. In quel momento Alan Shepard, Stuart Roosa e Edgar Mitchell si sono sentiti schiacciare contro i loro sedili, come da una mano gigantesca ed invisibile: si era raggiunta la massima pressione dinamica. Anche il secondo e il terzo stadio hanno funzionato regolarmente. Circa dodici minuti dopo la partenza - alle 22.15 - è avvenuta la prevista immissione in orbita: i tre uomini dell'Apollo 14 erano ormai ad una distanza di oltre duemilaseicento chilometri da noi, ad una quota di circa 190 chilometri.
Anche le operazioni di controllo durante la permanenza nell'orbita di parcheggio si sono svolte in piena regolarità. Naturalmente tutte le manovre rispetto al previsto ruolino di marcia subiranno, da qui in avanti, un ritardo di 40 minuti. Mentre sto scrivendo gli astronauti, dopo aver ruotato intorno al nostro pianeta alla velocità di 28.000 chilometri orari, hanno già imboccato la rotta translunare. Alle 0.31 e 49 secondi (ora italiana) il motore del terzo stadio del Saturno è stato acceso per porre il "treno spaziale" nella traiettoria Terra-Luna. Il motore ha funzionato per circa sei minuti per imprimere alla spazionave una velocità di 36 mila 906,1 chilometri all'ora. Dopo la spinta, l'Apollo ha iniziato il viaggio verso il satellite della Terra. Le condizioni dei tre astronauti, a gravità zero, risultano perfette.
Ma ora, torniamo un momento indietro, all'emozionante annuncio della interruzione del conto alla rovescia. Si era arrivati agli ultimi otto minuti e due secondi prima della partenza, quando i timori dei meteorologhi - che dopo aver previsto condizioni soddisfacenti durante tutta la scorsa settimana ieri sera avevano modificato in peggio il loro pronostico - si sono avverati.
 
 
Soli sul razzo
 
Di prima mattina il cielo di questa zona della Florida si era coperta di nuvole, poi era tornato magnificamente blu con qualche nuvola vagante. Piano, piano, ma inesorabilmente, questi pennacchi sparsi hanno cominciato ad ammassarsi e, nell'ultimo quarto d'ora del conto alla rovescia, il cielo di Capo Kennedy è diventato sempre più grigio, con qualche insufficiente sforacchiatura di celeste. Le operazioni sono proseguite, mentre gli aerei del servizio meteorologico avvertivano che almeno per una buona mezz'ora, a partire dalla prevista ora del lancio, non c'era da sperare in un sostanziale miglioramento, anzi ci si doveva attendere anche la pioggia. Così infatti è stato e qualche goccia ci ha bagnato. Anche il vento è diventato violento, imponendoci non pochi accorgimenti per tenere a posto i fogli nella macchina per scrivere e quelli degli appunti. Quando è stato deciso di interrompere il conto alla rovescia, tutti i circuiti delle astronavi e del razzo erano già funzionanti automaticamente. Tutti i tecnici addetti alla rampa di lancio avevano abbandonato il "pad" per richiudersi nelle postazioni a distanza di sicurezza. Shepard, Mitchell e Roosa erano ormai soli in cima al grande razzo. Mancavano appena cinque minuti all'inizio del conteggio automatico affidato ai calcolatori elettronici: quello che non può essere interrotto se non a prezzo di bloccare tutto il complesso meccanismo o rinviare di molti giorni il lancio. Le preoccupazioni maggiori erano per gli astronauti. Il loro comandante, Slayton, attraverso il radiotelefono, si è subito messo in contatto coi suoi uomini lunari. Le loro condizioni si mantenevano perfetto ed anche il loro morale non era scalfito. Shepard non è affatto nuovo a questo genere di ritardi. Quando fu lanciato la prima volta nel cosmo la sua partenza ebbe un rinvio di oltre tre ore e non per mere cause meteorologiche, bensì per ben più gravi problemi tecnici alle apparecchiature. Shepard rimase tutto quel tempo nella angusta e scomoda capsula Mercury in cima al razzo Redstone, senza avere alcuno dei sistemi di sicurezza e di salvataggio che invece erano ora a sua disposizione. Per questo i pochi minuti di ritardo gli sono sembrati quasi un gioco: quando, ripreso il conto alla rovescia, il direttore del lancio gli ha detto "Buon viaggio", Shepard ha risposto: "Faremo una buona passeggiata". Egli sa bene, del resto, quanto si attendono da lui tutti coloro che in America intendono continuare le imprese spaziali.

 
I migliori auspici

Questo viaggio lunare dovrà essere perfetto e concludersi con la realizzazione di ogni suo obiettivo. In caso contrario, i prossimi voli umani lunari potranno essere cancellati. La NASA, insomma, punta tutto su questa missione, come tutte le speranze della incipiente attività spaziale degli Stati Uniti (proprio il 31 gennaio di tredici anni fa) erano riposte sul piccolo razzo Jupiter di von Braun e sul satellite in miniatura Explorer che fu il primo veicolo orbitante con la bandiera stellata e permise di scoprire le "fasce di Van Allen" intorno al nostro pianeta.
Il Jupiter era alto una decina di metri, produceva una spinta di appena 47 mila chilogrammi, era molto più piccolo dei vettori sovietici che spedivano nel cosmo dei carichi ben più cospicui dell'Explorer. Anche il Saturno è una creatura del genio di von Braun e dei suoi colleghi della NASA. E'il razzo più grande e più complicato esistente al mondo.
Nel 1958 si tentava di raggiungere una modestissima orbita intorno alla Terra per un veicolo piccolissimo e contenente solo strumenti. Ora la posta in gioco è molto più elevata. Si tratta di spedire tre uomini sulla Luna, due dei quali vi atterreranno e svolgeranno la missione esplorativa più impegnativa di ogni altra impresa precedente. L'Apollo 14, pur essendo il quarto della serie dopo lo storico primo atterraggio dell'Aquila di Armstrong, è tecnicamente più difficile: ora si punta ad una zona molto interessante della superficie selenica ma essa è fra le più impervie che si conoscano. D'altra parte, quanto avvenne con l'Apollo 13, pur dimostrando la perfezione tecnico-organizzativa del meccanismo spaziale americano, rivelò anche la estrema fragilità delle speranze e delle possibilità umane quando si ha che fare con i viaggi nel cosmo di un milione di chilometri e con un corpo extra-terrestre.
Il tredicesimo anniversario del successo dell'Explorer 1 (è stato anche il satellite rimasto nello spazio più a lungo di ogni altro e che fece le scoperte più interessanti), il fatto che a comandare la missione di Apollo 14 sia quello stesso Alan Shepard che dieci anni fa (il 5 gennaio 1961*) fu il primo americano a raggiungere lo spazio con un volo suborbitale, l'abilità, il coraggio di quest'uomo e le sue qualità di astronauta offrono i migliori auspici per la riuscita della nuova grande avventura lunare.


Rigide misure

Quanto la NASA tenga alla riuscita del volo dell'Apollo 14 lo ha dimostrato non soltanto nell'ulteriore perfezionamento degli apparati, delle macchine e dell'organizzazione tecnica ma anche nelle più rigide norme di sicurezza. Ne ho avuto una prova diretta stanotte. Con altri due colleghi, mercè la complicità di un amico della NASA, avevo ottenuto la possibilità di oltrepassare la restricted area intorno alla rampa di lancio. Volevamo rivivere e raccontarvi la meravigliosa emozione che procura la vista del grande razzo sul piede di partenza, puntato verso l'immensa volta stellata. Il Saturno, abbracciato alla sua torre ombelicale, con i suoi 110 metri d'altezza, offre di notte, uno spettacolo di bellezza e di potenza senza eguali, illuminato come è da centinaia di riflettori che spingono le loro lame brillanti all'infinito e permettono di vedere questa macchina in tutta la sua poderosa mole, e di comprenderne l'immensa potenza. Eravamo in contemplazione, stavamo scattando una foto dietro l'altra, prendevamo appunti su quanto si vedeva (la grande torre di servizio, che fino a poco prima era rimasta attaccata al razzo, stava compiendo gli ultimi metri sopra il suo gigantesco trasportatore a cingoli, code di macchine per il trasporto dei tecnici addetti alle ultime operazioni di lancio si inseguivano rapidamente lungo la strada che dalla Firing Room porta alla rampa di partenza), quando siamo stati raggiunti dagli uomini del Patrol Security Service. Non c'è stato altro da fare che abbandonare quell'ottimo posto di osservazione e seguire gli agenti nel loro quartier generale. Vi siamo rimasti per buona parte della notte e ce la siamo cavata ancora bene perché eravamo tutti e tre conosciuti. Ma la richiesta di non oltrepassare mai più certi limiti è stata categorica. Per le precedenti missioni ben altra era stata la larghezza con cui - anche se non a tutti - veniva concesso di avvicinarsi al gigantesco razzo.


Falso allarme

Ma è giusto che le misure di sicurezza siano state poste su questo piano. Fra l'altro, i pochi negri che ieri avevano inscenato il raid automobilistico di protesta, con un corteo, partiti dalla vicina cittadina di Titusville, avevano anche minacciato qualcosa di più grave. Stanotte alcuni boschi non lontani dal perimetro più esterno di Capo Kennedy erano in fiamme. Le cause di quel fuoco erano del tutto naturali e non creavano assolutamente un pericolo per le istallazioni della NASA, peraltro disperse e anche molto distanti l'una dall'altra sulle centinaia di chilometri quadrati di Capo Kennedy.
Ma c'era stata anche una telefonata, rivelatasi poi priva di fondamento, secondo cui un malintenzionato aveva deposto o voleva deporre un ordigno esplosivo da qualche parte nel grande spazioporto. Torniamo, ora, alla cronaca della giornata.
Stamane gli astronauti si erano alzati alle 8.55. Doccia, barba, qualche minuto di ginnastica e poi la colazione: uova strapazzate bistecche, succhi di frutta. Tre brevi telefonate ai familiari e poi l'ultima visita medica. Il dottor Charles Berry, al termine del check-up, aveva comunicato: salute perfetta, pronti a partire al cento. Così ha potuto avere inizio il rituale della vestizione delle tute spaziali.


Ultimo saluto

Quando il conto è arrivato a meno tre ore e 30, è stato interrotto come previsto. Segno che tutto procedeva secondo il manuale. E' ripreso poco prima delle 12. In Italia erano le 18. Poco dopo dal padiglione degli astronauti si è mosso il piccolo corteo di macchine che accompagnava l'apposito pullman con a bordo Shepard e i suoi compagni.
Il corteo ha sostato brevemente di fronte al "Pad", lungo la strada che corre davanti alla tribuna-stampa, per un ultimo saluto.. Il viaggio per la Luna era iniziato. Ancora pochi minuti e poi i tre uomini dell'Apollo 14 erano in cima al razzo.
A otto minuti e due secondi dall'ora fissata si è avuta - come abbiamo già detto - la sospensione del count-down. Ma l'operazione poteva riprendere alle 21.55 e alle 22.03 e due secondi l'Apollo 14 partiva.
Questa notte del grande razzo Saturno sarà rimasto ben poco: il solo terzo stadio sarà in traiettoria translunare destinato a fracassarsi sulla superficie selenica per provocare un lunamoto artificiale. I primi due stadi, concluso il loro compito, saranno precipitati a terra disintegrandosi. (Giancarlo Masini)

[* Errore di stampa o del giornalista: Alan Shepard fu lanciato nello spazio il 5 maggio 1961]




ALL'ULTIMA ORA

La missione in pericolo

Houston, 31 gennaio. Alle 01.06 l'Apollo 14 ha cominciato la manovra detta di "trasposizione": il modulo di comando si distacca, fa un giro di 180 gradi su se stesso e torna ad unirsi al modulo lunare per il "muso", ricostituendo così il complesso lunare. Tuttavia i tre astronauti hanno riferito a terra di incontrare difficoltà nell'attraccare il modulo di comando Kitty Hawk al modulo lunare Antares.
I tecnici della NASA hanno dichiarato che se l'operazione non riuscirà, il viaggio proseguirà sino alla Luna ma non ci potrà essere l'atterraggio e l'Apollo tornerà a Terra.