La seconda giornata sulla Luna e la partenza da Fra Mauro di Shepard e
Mitchell sulla prima pagina de "La Stampa" di domenica 7 febbraio 1971 (dalla
collezione personale di Gianluca Atti).
I TRE UOMINI DELL'APOLLO SULLA VIA DEL RITORNO
Perfetto aggancio in orbita
Quasi dieci ore di esplorazione lunare: durante la seconda escursione gli
astronauti hanno iniziato la scalata d'un cratere - Sono arrivati a 259
metri dalla vetta, ansando e sudando, trascinandosi il "carretto" con le
pietre - I loro cuori battevano 150 colpi il minuto - Da terra il dottore
ordina: "Abbandonate la scalata, esistono limiti alle possibilità umane" -
Poco dopo alle 19,47, il decollo dal satellite - Alle 21,35 l'incontro con
la navicella-madre e il trasbordo
Martedì alle 22,03 ora italiana il rientro nell'Oceano Pacifico
(Dal nostro corrispondente) New York, 6 febbraio. Questa notte, l'"Apollo 14"è
sulla via del ritorno. Il terzo sbarco dell'uomo sulla Luna, il più
contrastato ma anche il più remunerativo, si è concluso felicemente. Alle
21,35 ore italiane, il modulo "Antares" con Shepard e Mitchell a bordo s'è
agganciata alla cabina "Kitty Hawk" pilotata da Roosa. La manovra, di nuovo
tipo, mai tentata nello spazio, è riuscita al primo tentativo. Il "Lem" s'è
portato in orbita alle 20, quasi 13 minuti dopo la partenza dalla superficie
selenica, a circa 200 chilometri di distanza dalla nave madre.
Per trentatré minuti, entrambi i vascelli sono stati nascosti dal satellite,
senza comunicazioni radio col Centro spaziale di Houston. Quando sono
riapparsi, erano entrambi in fase di frenaggio. L'aggancio è avvenuto alla
fine della prima orbita, anziché della seconda come di consueto. La sonda che
lunedì scorso non aveva funzionato è regolarmente scattata al contatto. Alle
1,43 di stanotte, la nave madre scaglia il "Lem"- vuoto - sulla Luna, e alle
2,37 abbandona l'orbita alla volta della Terra. Shepard, Mitchell e Roosa
ammareranno nel Pacifico martedì alle 22,03.
In queste missioni c'è sempre del pericolo. Ieri sera, sembrava che lo
"scafandro" di Mitchell perdesse ossigeno, stasera, quando il "Lem" s'è alzato
dalla Luna, lo stesso Shepard ha temuto che salisse troppo lentamente. E'
nella logica del progresso che ogni grande salto sia accompagnato dalla
suspense. L'impresa dell'"Apollo 14" è costata 250 miliardi di lire, ma
ha cancellato i dubbi sorti dal dramma dell'"Apollo 13", semidistrutto nello
spazio da una esplosione lo scorso aprile.
Al momento in cui il "Lem" s'è avvicinato questa sera alla cabina per
l'aggancio in orbita, Roosa ha esclamato:
"Cosa fate lì fuori, uomini senza paura?". E alludendo alla perdita della piattaforma, lasciata
da Antares sulla Luna.
"Mi pare che siate un po' dimagriti".
L'aggancio è da manuale, nonostante qualche istante d'ansia. Il modulo si
presenta al rendez-vous con una parete inferiore danneggiata. Ma non è
nulla di grave.
"Siamo a circa trenta metri, aspettiamo", dice Shepard.
"Vi vedo alla televisione" risponde Roosa.
"Do un colpo d'acceleratore e m'avvicino".
"Va bene, sii soffice" ribatte il comandante.
"Attendete" interviene il centro di controllo di Houston.
"Non vi vediamo più". E' un'antenna messa male. Il difetto è subito
individuato. "O.K. per l'aggancio" annuncia finalmente Houston.
"L'ho presa" grida Shepard. E di nuovo: "Aggancio normale" (hard
docking). Congratulazioni, evviva, risuonano alla radio. L'impresa può dirsi
coronata da successo. E' la degna conclusione di 24 ore entusiasmanti.
La giornata incomincia in anticipo. Anziché alle 7,48, Shepard e Mitchell si
fanno risvegliare alle 6,29 dopo otto ore di sonno. Al Centro spaziale di
Houston, il dottor Charles Berry, che ne controlla il metabolismo, è
compiaciuto. "Sebbene il "Lem" sia molto scomodo - dice
- hanno riposato meglio di tutti gli astronauti che li hanno preceduti. Non
hanno avuto neppure bisogno di sonniferi". Il medico è soddisfatto anche perché, nell'escursione di ieri, Shepard e
Mitchell hanno consumato il 20 per cento d'energia in meno del previsto.
"La fuga d'ossigeno dallo scafandro di Mitchell che ci ha tanto allarmato
stanotte - aggiunge
- è risultata trascurabile. Tutto sommato, anche oggi i nostri due amici
potranno compiere una passeggiata di quattro ore e mezzo". E' un record: 9 ore e 30 minuti complessivi per Shepard e 8 ore e 24 minuti
per Mitchell, contro le precedenti 7 ore 51 minuti di Conrad nel novembre
1969.
Eccitati, scherzando, Shepard e Mitchell si vestono. Chiedono di uscire subito
dal modulo, e Houston da loro il permesso. Shepard scende dalla scaletta alle
9,20, due ore prima del previsto, Mitchell lo segue 4 minuti più tardi. Il
sole illumina la scena, la Terra brilla in lontananza: "Casa, dolce casa, lascia che ti fotografi!", esclama Mitchell. Shepard traffica col carrello per il trasporto delle
pietre: "Dobbiamo vincere una scommessa", rammenta al collega,
guardando il cratere del cono, che si trova a 1000 metri circa di distanza. I
due astronauti vogliono raggiungere la vetta vulcanica, superando un
dislivello di 150 metri. E' l'epicentro di Fra Mauro.
Shepard e Mitchell si incamminano. Percorrono facilmente i primi 200 metri,
poi la salita si fa dura. Spingendo e sollevando il carrello, aggirano e
scavalcano rocce enormi. Ansimano, sudano, il ritmo delle loro pulsazioni si
accelera, e la temperatura all'interno dello scafandro sale. Passa mezz'ora,
un'ora. "Alan, non è meglio che ci riposiamo un po'?", chiede
Mitchell. Il comandante fa cenno di sì, e i due si fermano. Al Centro spaziale
di Houston, il dottor Berry scuote il capo. "Dovrò farli tornare
indietro", dice preoccupato. Gli astronauti riprendono la lenta marcia.
Seicento metri, settecento, ottocento. "Non ce la faremo", esclama
Shepard. "No, dobbiamo riuscirci", protesta Mitchell con voce
soffocata. I due uomini non lo sanno, ma i battiti del loro cuore sono saliti
da 84 per Shepard e 90 per Mitchell a oltre 150 al minuto: inoltre la temperatura dell'abito di Shepard ha superato i 28 gradi e
quella dell'abito di Mitchell i 23 contro i normali 16-18. Altri astronauti,
sulla Luna, hanno fatto registrare fino a 160 pulsazioni, però per sforzi
più brevi. Lo sforzo di Mitchell è troppo prolungato e pericoloso.
"Vi sono
dei limiti alle capacità umane. Abbandonate la scalata", comanda il
dottor Berry. "Ma siamo a due passi dalla cima", grida Mitchell con un gesto di amarezza. "E' un ordine" osserva riservato Shepard. Mancano si e no 259 metri al cratere, i
due uomini hanno coperto i tre quarti del percorso, anche questo è un
record, nessuno si è mai allontanato tanto dal "Lem".
"Ragionate, ragazzi", dicono da Houston.
Alle 12 Shepard e Mitchell ritornano sui loro passi. Il dottor Berry
controlla i suoi strumenti con apprensione.
"Hanno consumato troppo ossigeno, bisognerà che rientrino nel modulo un
quarto d'ora prima"sottolinea. Nella discesa i battiti del cuore di Shepard diminuiscono
a 133 al minuto, quelli di Mitchell a 119. "State migliorando" li informano da Houston.
"Sfido, l'inclinazione del terreno è un po' diversa" ribatte Shepard. I due astronauti hanno già riacquistato il buon
umore.
Poco prima di salire la scaletta, alle 13,30, il comandante fa una
sorpresa a tutti. Estrae dal carrello due palline da golf, adatta una
specie di cucchiaio all'estremità di un'asta di metallo, trasformandola in
una mazza. "Ecco una cosa che gli americani conoscono bene" esclama ridendo. E con una mano sola, per questione di
equilibrio sferra due colpi: "What a drive, it's going for miles" commenta, lanciando poi l'asta come un giavellotto.
Al Centro spaziale di Houston scoppia un applauso. Shepard e Mitchell
hanno perso la scommessa sul cratere del cono ma sono riusciti a portarsi
dietro le palline da golf, impresa fallita da altri colleghi. Il fatto che
la loro esplorazione sia rimasta incompiuta non turba gli scienziati.
Dichiara il direttore del reparto di geochimica di Houston, Robin Brett:
"Sarebbe stato meglio se avessero visitato quel vulcano spento. Ma il
materiale da essi raccolto nella scalata è ugualmente straordinario: 50
chili, il bottino di Apollo 11 e Apollo 12 insieme. Inoltre la
descrizione che ci hanno fornito del posto, gli esperimenti compiuti (hanno fatto precipitare dei macigni in basso)
sono stati superiori ad ogni aspettativa". (Ennio Caretto)
Il duro lavoratore dello spazio
Shepard e Mitchell sono già sulla strada del ritorno, volano verso la Terra
e la quarantena. Per loro i giorni della gloria giungeranno fra tre
settimane, se pure arriveranno, perché Shepard è soltanto il quinto uomo
discesa sulla Luna e non può pretendere di commuovere l'immaginazione al
pari dei suoi predecessori. E tra venti giorni, quanti si ricorderanno dei
due astronauti?
Sembra che almeno il capitano Shepard abbia di che consolarsi. Dicono che
questo conquistatore dello spazio, che la Nasa obbligò alle dimissioni in
seguito a una malattia all'orecchio, abbia saputo mirabilmente sfruttare gli
anni trascorsi come civile, ora con astuti giochi in borsa, ora con
giudiziosi investimenti immobiliari. I giornali che gli hanno fatto i conti
in tasca parlano di guadagni che vanno da uno a cinque milioni di dollari.
Una villa a Houston nel quartiere dei miliardari, una "Cadillac" e un'altra
automobile di gran lusso, e naturalmente un fuoribordo per lo sci d'acqua:
il capitano Shepard esibisce tutte le insegne dell'americano arrivato. Anche
i suoi quarantasette anni, e la figlia sposata che presto dovrebbe
regalargli un nipotino, hanno contribuito non poco alla costruzione del suo
personaggio. Gli americani si sono domandati che cosa abbia spinto questo
capitano coraggioso a sottoporsi ad una difficile operazione chirurgica per
restaurare il suo orecchio e ai due anni d'intensi allenamenti necessari
per chi voglia rientrare nel club spaziale. Già esiste un mal di Luna?
E qualcuno, certamente, avrà intravisto in Shepard almeno una scintilla di
quel sacro fuoco che sospinse Ulisse a ripartire da Itaca e a volgere la
prora verso le Colonne d'Ercole.
Shepard, comunque, merita simpatia e considerazione per tutt'altri motivi. A
onor del vero, già i suoi predecessori non si erano mai distinti per
eloquenza, eppure nei lunghi giorni in cui è rimasto in contatto radio con
Houston Shepard ha saputo essere ancor meno loquace. Una volta sola ha
ceduto alla tentazione di affidare all'etere una battuta spiritosa. Mai il
suo cuore ha tradito non diciamo paura, ma un'emozione. I battiti non sono
aumentati nel momento terribile, quando Antares non riusciva ad atterrare, e
neppure nel momento magico, alla vista dei picchi che circondano il cratere
Fra Mauro.
Insieme con il fido compagno Mitchell, Shepard è un uomo da oscuri primati.
Sulla Luna è rimasto più del doppio di Armstrong, il comandante di "Apollo
11", e nelle sue passeggiate ha percorso un miglio in più rispetto ai suoi
predecessori di "Apollo 12". E' stato il primo ad arrampicarsi in salita,
fino a quando non gli è venuto il fiato grosso. Nonostante la sua villa e la
Cadillac. Shepard si è rivelato il capostipite d'una generazione di solidi
lavoratori dello spazio. Più ancora del coraggio e della calma, della
resistenza alla fatica, ha impressionato il suo equilibrio. Shepard ha
mostrato un assoluto senso della misura quando è sopraggiunto il momento più
solenne dell'intero viaggio.
Dopo infinite vicissitudini, anche Shepard ha aperto il boccaporto di
Antares, ha calato la scala a pioli, ed è disceso lentamente fino a
raggiungere il suolo lunare. Come sempre, da Houston gli hanno chiesto le
sue prime impressioni, Shepard ha risposto:
"E' stato un lungo viaggio, ma eccoci arrivati". Riflettete
un'istante: sarebbe quasi impossibile esprimersi in una forma più banale e
insieme più concreta. (Gianfranco Piazzesi)
La cronaca della seconda escursione e il successivo addio alla Luna di
Shepard e Mitchell nella prima pagina de "Il Gazzettino" di domenica 7
febbraio 1971 (dalla collezione personale di Gianluca Atti).
AGGANCIO PERFETTO IN ORBITA DOPO TANTI TIMORI
Conclusa felicemente la missione lunare
Apollo 14 sta ritornando verso la Terra
Shepard e Mitchell non sono riusciti, stremati dalla fatica, a salire
fino in cima al "cratere del cono" - Comunque hanno raccolto 54
chilogrammi di pietre lunari antichissime - Il comandante ha giocato a
golf sulla superficie del satellite - Puntuale il distacco del Lem
Nostro servizio. Houston, 6 febbraio. E' andato tutto bene. Alle
21.35 Alan Shepard, veterano degli astronauti, ed Edgar Mitchell, suo
compagno di escursione sulla Luna, si sono riuniti con il modulo lunare
Antares alla navicella madre Kitty Hawk. Ancora poche ore di orbita lunare e
poi torneranno a casa, tre giorni di viaggio nello spazio per l'appuntamento
con la Terra e l'ammaraggio nel Pacifico, il 9 febbraio.
Dopo la seconda faticosa giornata sulla Luna, Shepard e Mitchell hanno
decollato col Lem alle 19.38. Pochi attimi di tensione nell'ultimo
"countdown", poi il via, con la salita in verticale. "Che partenza!" ha
esclamato Shepard, mentre lo stadio ascensionale del modulo lunare si
librava per la risalita. Per 10 sec. - sui 7 min. e 12 sec. necessari
all'ingresso in orbita - il Lem è salito in verticale, poi ha iniziato la
curva. Alle 19,56 Antares aveva raggiunto la velocità di ingresso in orbita,
6.613 chilometri orari, immesso su una traiettoria ellittica con 16
chilometri di perilunio e 96 chilometri di apolunio. In quel momento Kitty
Hawk con a bordo Stuart Roosa si trovava a circa cento chilometri.
E' cominciata la "caccia", durata circa mezz'ora, fino al ricongiungimento
che è avvenuto regolarmente e senza alcun intoppo alle 21,35. Il dispositivo
di aggancio, con quei tre ganci-guida, di primo attracco, che avevano fatto
disperare gli astronauti alla partenza, questa volta sono scattati al primo
tentativo. Tutto è andato bene. Alle 1,37, l'accensione del razzo per
l'immissione sulla traiettoria di ritorno, una volta completato il trasloco
dei preziosi materiali raccolti, nel modulo di comando.
Probabilmente, anche se questa volta è andato tutto perfettamente, il centro
di controllo chiederà agli astronauti di riportare a terra il dispositivo di
aggancio. I tecnici e gli scienziati sono ansiosi di studiare il meccanismo
per cercare di capire cosa è accaduto il giorno dei cinque agganci a vuoto.
Shepard e Mitchell avevano scoperto, qualche ora prima, che non è agevole
fare gli alpinisti sulla Luna. I due, a malincuore, hanno dovuto rinunciare
a raggiungere l'orlo del cratere conico, obiettivo della loro lunga
escursione, che era prevista su una distanza di 2700 metri fra andata e
ritorno. Duramente provati dalla lunga ascesa, i due astronauti hanno dovuto
rinunciare a soli 300 metri del cratere sul quale dovevano raccogliere
campioni che avrebbero potuto dire moltissimo sulle origini di quella
regione, considerata la più antica della Luna.
Il respiro pesante, le pulsazioni salite a 150 al minuto, Shepard e Mitchell
hanno dovuto mollare dopo un'ora e mezza di lotta per salire fino all'orlo
del cratere, alto 122 metri, aggirando enormi massi e fenditure incrostate
di cristalli, trainando la carriola lunare.
Quando Houston ha chiesto se non ritenessero più opportuno desistere, i due
astronauti si sono detti di parere contrario. Avrebbero preferito tentare.
Ma i limiti di sicurezza rischiavano di farsi troppo esigui e sia pure a
malincuore il centro di controllo ha dato l'ordine di rinunciare. In quel
momento Shepard e Mitchell erano a 915 metri dal modulo lunare ma erano al
lavoro da più di due ore e numerose erano ancora le ricerche da
compiere.
Chiaramente delusi, i due astronauti, che avevano tradito la loro fretta,
stamane, chiedendo di poter scendere dal Lem con largo anticipo, hanno
raccolto comunque un grande numero di campioni in una zona che come si è
detto, è piuttosto vicina alla sommità del cratere. Quindi, dal punto di
vista scientifico, la missione ha raggiunto ugualmente gli scopi prefissati.
Shepard e Mitchell, usciti alle 9,20 invece che alle 11,30 come previsto,
hanno compiuto tutti i rilevamenti di grande importanza per i geologi. Nel
complesso delle due passeggiate, hanno raccolto un enorme quantitativo di
campioni, 54 chilogrammi di pietre e frammenti di rocce. Shepard ha detto
che hanno preso anche un paio di grossi sassi che peseranno 12-13
chilogrammi. I geologi sono soddisfatti: il capo del settore geochimica
Robin Brett, ha detto che i risultati sono stati eccellenti: "I due
astronauti hanno fornito una continua, completa e significativa descrizione
dei fattori geologici della zona, illustrando una gran quantità di materiali
e terreni diversi". Anche lui, però, non ha nascosto la delusione perché non
è stato possibile dare un'occhiate al fondo del cratere. Ad ogni modo, ha
concluso Brett, dal punto di vista scientifico la missione di Apollo 14 sarà
senz'altro la più significativa.
Le difficoltà incontrate da Shepard e Mitchell hanno insegnato parecchie
cose, in vista di prossime esplorazioni. Infatti, a dispetto del peso minore
per la differenza di gravità, che sulla Luna è un sesto di quella terrestre,
il terreno è così accidentato che la fatica si fa sentire parecchio.
I due astronauti, che si erano dati anche il cambio durante la scalata, si
sono fermati di frequente per riprendere fiato. E' stato circa a metà strada
che Shepard ha fatto capire per la prima volta di non essere tanto convinto
di farcela. Avevano appena aggirato un masso enorme, circa sei metri di
diametro, quando Shepard ha esclamato ansimando: "E' dura, è dura". Ambedue
si sono appoggiati al masso per riprendere fiato. A questo punto è arrivato
l'ordine di rinunciare.
Shepard e Mitchell sono infine rientrati dopo aver compiuto la passeggiata
lunare più lunga della storia: quasi cinque ore. Una volta all'interno,
hanno ripressurizzato il modulo lunare per potersi togliere le tute,
mangiare e riposare.
Prima di raggiungere il Lem, hanno fatto una sosta e hanno scavato una
trincea lunga circa un metro e 20, larga 45 centimetri e profonda 60. Hanno
poi scattato fotografie di questa loro opera e delle impronte lasciate da
Shepard che ha appositamente calpestato il terriccio. Scopo dell'esperimento
era di stabilire la coesione e le altre caratteristiche del terreno lunare.
A due ore dalla partenza, i due astronauti hanno detto che stavano benissimo
e che il morale era eccellente, Shepard ha chiesto come stava Roosa e se era
pronto a riprenderli a bordo. Gli hanno risposto che Roosa ha scattato un
sacco di fotografie e che ha anche visto dall'alto il riflesso del sole su
uno degli strumenti scientifici da loro piazzati intorno al modulo
lunare.
Da parte loro gli scienziati dello osservatorio McDonald (Texas), hanno
annunciato di aver stabilito ieri sera un primo contatto laser col
riflettore collocato poche ore prima sulla Luna da Shepard e Mitchell.
Nel corso della mattinata, cominciata all'insegna del buonumore con un "Oh
che bella giornata, qui a Fra Mauro!", Shepard ha trovato anche il tempo di
collaudare un paio di colpi di golf sulla Luna. Le palline, che
evidentemente aveva portato con sé di nascosto, hanno continuato a
rimbalzare per chilometri, ma i colpi sono risultati piuttosto difficili,
con tutta quella polvere. (H.B.)